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Relazioni sociali al mare

Qualche giorno fa, in spiaggia, si è verificata una situazione che mi ha fatto ripensare a questo post di BABBOnline. Spiego.

Da diversi giorni il Piranha, complice l'assenza mattutina in spiaggia del nostro migliore amico Dardo, ha fatto amicizia con una bimba che ha pressappoco la sua stessa età, una delizia col codino sulla testa che non è indigena, come noi e Dardo, ma arriva dall'entroterra, cioè è Straniera.
Il Piranha e la Straniera passano la maggior parte del tempo a bisticciarsi l'un l'altro i giochi da spiaggia(il secchiello del vicino è sempre il migliore), a giocare con le onde sulla battigia, a sedersi vicini vicini(lui)e a dire che No no non vojio(lei). La mamma della Straniera è una donna piuttosto simpatica e decisamente energica, dato che ha partorito la sorellina della Straniera circa un mese e mezzo fa.
Come lo so? Qui sta il punto.
Il primo giorno ci siamo solo sorrise, scusandoci a vicenda quando la rispettiva prole s'intrometteva nei giochi altrui.
Il secondo giorno due parole di circostanza.
Il terzo, via alle danze. Pappe, sonno, spannolinamento, mare etc etc. Il tutto mentre i cuccioli ormai si riconoscevano e si puntavano col dito l'un l'altro all'arrivo al mare.

Ora, sabato scorso, in spiaggia, la Straniera non era accompagnata dalla mamma bensì dal babbo. E visto che c'era anche La-Metà-della-Mela, io mi son concessa mezz'ora di ozio sull'asciugamano, al sole. Ma li osservavo, naturalmente. Il Piranha e la Straniera giocavano tranquilli e sereni, ma i due babbi se ne stavano fianco a fianco e parlavano solo ognuno con il proprio erede legittimo, mai l'un con l'altro. E dire che La-Metà-della-Mela è un tipo socievole(è da lui più che da me che il Piranha ha appreso a essere così aperto, solare e socievole).

Più tardi, la mamma della Straniera con tanto di neonata ci ha raggiunti. Io e lei abbiamo immediatamente attaccato a chiacchierare. E abbiamo anche preso in mano le redini della situazione, ovvero, gestito la figliolanza più grande in modo che continuasse a giocare assieme. O almeno ci abbiamo provato, per un po'. Non so, come mai?
Certo, è questione di carattere. Devo ammettere che La-Metà-della-Mela è piuttosto attivo nella vita del Piranha e non si fa particolari problemi ad attaccare bottone...ma non con un mono genitore di sesso maschile presente. Altre mamme, o genitori in coppia, gruppi...o se sono presente anche io.
Magari è stato un caso, forse semplicemente l'altro babbo è un tipo riservato.

O forse i babbi hanno meno da dire? La-Metà-della-Mela, ripeto, complice anche la lunga assenza da lavoro per malattia, è piuttosto presente; non si è mai tirato indietro quando si tratta di pannolino o bagnetto(bè, adesso doccia)o di portarlo fuori al mare o al parco giochi...ma magari l'altro uomo sa meno sulla propria bimba, perché tende ad occuparsene meno?
Per le mamme invece credo sia normale scambiarsi opinioni e consigli su cosa dare o non dare da mangiare, sui metodi di svezzamento, di spannolinamento, sulle tecniche per la notte, discutere dei pediatri che non si fanno trovare, delle abitudini da dare ai figli, e poi da un discorso snocciolarne un altro, e passare poi dai bimbi a noi, e parlare di parto, gravidanza, doglie, capoparto, e mestruazioni, e poi i capelli che cadono e le unghie che si sfaldano, e prova questo balsamo, e tu questo rimedio omeopatico, e poi...ciao, ci vediamo domattina in spiaggia. Certo ripeto, il carattere della singola persona, babbo o mamma, maschio o femmina, ventenne o quarantenne, influisce parecchio. E io apprezzo proprio in circostanze la fortuna di avere accanto la Metà-della-Mela che non ha quell'espressione mista di panico e imbarazzo quando è da solo alle prese con il Piranha.

Non è che davvero c'è ancora una certa riluttanza, da parte della categoria maschile, a vivere pienamente, come un arricchimento senza fine, la loro condizione di padre e padre presente, collaborativo, partecipante, che ha un ruolo paritario nell'accudimento e nell'educazione della prole?
Voglio credere di no.
Certo, mentre conosco i corsi pre-parto e pro-allattamento che, oltre indubbiamente a formare su argomenti indiscutibilmente e biologicamente esclusivamente femminili, creano gruppi di mamme che si conoscono almeno di vista per aver condiviso la classe(ho conosciuto così la mamma di Dardo), non sono a conoscenza di gruppi di padri organizzati. E invece leggo sempre sul post di BABBOnline qualcuno che scrive che in Svezia i pappagrupper sono incentivati sin dall'ospedale, e fanno gruppo e partono tutti insieme col passeggino alla volta del parco.

Un'altra visione, decisamente.

Spannoliniamoci!

Ormai è quasi un mese che il Piranha viaggia senza barriera di contenimento. ma non ne ho parlato prima per...scaramanzia. E anche perché ho passato la prima settimana rinchiusa in bagno. ormai ci servivano lì anche i pasti, e dormivo stesa per terra con i piedi appoggiati sul bidet. Poi siamo stati in vacanza, senza pc. Ed eccomi qui, quindi.

Anzitutto devo specificare che il pannolino è stato tolto solamente in fase diurna. Durante il pisolino pomeridiano e la notte viene ancora messo.
Inoltre, qualsiasi cosa vi dica il Piranha, il momento esatto dello spannolinamento l'ha deciso lui. davvero. Giuro.
Infine, onde evitare di tirarmi addosso anatemi di mamme meno fortunate, chiarisco subito che il Piranha è stato bravissimo, e nel giro di 7-10 giorni non si è mai più bagnato o sporcato, e dopo 14 gg ha persino affrontato senza pannolino un viaggio in auto di molte ore. Sappiatelo.

Day One. Dopo giorni di premesse del tipo fargli prender confidenza col suo vasino, fargli vedere quanto sono belle e colorate e simpatiche le mutandine e leggergli a ripetizione la storia di Francesca raccontata in un apposito libro a favore del vasino e contro l'uso indiscriminato del pannolino, ecco che, un pomeriggio, al risveglio dal sonnellino, alla fatidica ingiunzione, "Vieni tesoro che ti cambio il pannolino", la risposta del Piranha è stata:"No'o voglio. Cambio. 'tande". Al che, come non cogliere la palla al balzo?
Mi precipito al cassetto e gli mostro le mutandine. Coi caschetti, con Duffy Duck, con Dragon Ball(!?) e poi con le mongolfiere. Lui batte le mani entusiasta e sceglie quest'ultime. Gliele metto e gli faccio il discorsetto.
"Mi raccomando tesoro, quando senti che arriva la pipì devi fare come Francesca del libro e chiamare la mamma". Sì sì. Stai a vedere.
Dieci minuti dopo fa la pipì sul tappeto. me lo comunica un po' spaurito. "Mamma...bagnato, tappeto, guaio, pipì". Io, calma e serena come un lago di montagna, lo cambio tutta sorridente. "Non importa amore,la prossima volta andrà meglio".
La prossima volta arriva dieci minuti d'orologio dopo. Io, sempre serafica, lui sempre spaurito. "Guaio mamma".
Passa un altro quarto d'ora, e ci risiamo. Piranha mio, ma che fai, due gocce alla volta? A quel punto, e lo giuro su tutto quello che volete, il Piranha scoppia in pianto e mi dice"Mamma, più. basta 'tande. Pannolo".
Che dovevo fare? Ho tenuto duro e gli ho spiegato che ormai era un ometto da mutandine, e non ci saremmo più messi il pannolino se non la notte.
Lui, povero, è rimasto inquieto e nervoso tutto il giorno, ma a forza di chiedergli ogni cinque minuti se gli scappava e di portarlo ogni mezz'ora sul vasino, alla fine ha fatto la pipì sul vasino. Noi l'abbiamo festeggiato con una partecipazione che nemmeno alla vittoria dei Mondiali. Abbiamo telefonato a tutti i parenti, producendoci in acclamazioni sentite, suonato le campane e le vuvuzelas, messo gli striscioni da stadio al terrazzo. Il Piranha invece è stato freddo come la neve, e ha continuato a lagnare che voleva il pannolino. Mi ha un po' spiazzato. Ero quasi tentata di tornare sui miei passi, dal giorno dopo...

Day two. Per fortuna il Piranha si è svegliato colmo di entusiasmo. Si è scelto le mutandine e ha scoperto che il vasino gli piaceva assai. Così tanto che ha iniziato a volerci andare ogni cinque minuti, a guardare la lavatrice che centrifuga, oppure con me seduta lì a leggere libri o a raccontargli storie. Morale: ha continuato a pisciare sul tappeto fino a sera, ma il resto del tempo l'ho vissuto in bagno. A sera, però, ha centrato il vasino sia con la pipì che con la cacca. Si son ripetuti i gran festeggiamenti, e baccanali.

Day three, four and so on. Per una settimana abbiamo ripetuto la vita di clausura in bagno, con tanto di biblioteca trasferitasi lì per noi e centrifughe a vuoto fatte fare alla lavatrice per intrattenere il fanciullino. Poco ecologico, scusatemi, ma è durato solo una settimana. Io ormai vivevo seduta in bagno accanto al vasino. Un'esperienza un po' decadente, un po' surreale.

Day eight and so on. La situazione è considerevolmente migliorata. A volte faceva ancora qualche falsa partenza, tipo avvisarmi senza poi produrre. però in linea di massima aveva afferrato il meccanismo. Una sola volta ha deciso di far pipì fuori nei pantaloni, Era lunedì di mercato, ed era la prima volta che mi sentivo abbastanza sicura da portarlo fuori. Fino a quel momento, con l'eccezione del mare, non eravamo più usciti. Ero armata di ben due paia di pantaloni e tre di mutande, ma quando si è bagnato mi sono resa conto che non si è mai preparati a tutto:avevo dimenticato i sandali di riserva! Si è bagnato anche quelli, ovviamente. Non sono riuscita a trovarne un paio di emergenza al mercato o all'emporio vicino, ed eravamo in bicicletta, senza passeggino. Il che ha significato portarlo in braccio o sul seggiolino della bici per il resto della mattina, visto che non poteva certo girare scalzo per strada. Ma a parte questo e qualche altro rarissimo incidente, ormai il Piranha avvisava per tempo. E così ci siamo decisi a partire per le nostre vacanze. Ed era il day 17th.

Day 17th. Viaggio in auto senza pannolino. Partenza ore otto e mezzo, arrivo ore sedici. fate il conto. Ma il Piranha è stato bravissimo. All'inizio l'ha trattenuta pur di non farla in strada. Ho una foto di lui sul vasino in un'area di sosta in autostrada. le comiche. Poi, all'autogrill, nell'area verde, era come avere un cane. ha girato tutto il prato, ogni cespuglio e ogni albero, prima di decidersi a far pipì dietro a un pitosfero. D'altronde non volevo mettergli il pannolino per questo viaggio, temevo di ritornare indietro al day one. ma insomma, è andata stra bene. Anche perché, con il suo mal d'auto, comunque sia la pipì sarebbe decisamente stata la macchia più facile da lavar via. E ho detto tutto.

In conclusione, adesso il Piranha viaggia con le mutandine. E non sgarra mai da tanti giorni. Andiamo fuori e lui si trattiene anche diversi minuti se gli spiego che siamo in un posto dove non può farla in nessun caso. Siamo stati davvero fortunati. Ed è fortuna, perché onestamente non abbiamo adottato alcuna strategia particolare o miracolosa. Sì, gli abbiamo mostrato vasino e mutandine e spiegato cos'erano in anticipo. E sì, quel primo pomeriggio fu lui a volerle, ma io avevo già deciso di toglierlo il giorno dopo. E l'avevo deciso a priori, perché lui non mi aveva dato alcun indizio che era pronto al passaggio. Non è che già mi avvisava della cacca, per esempio. No. Ma la prima estate dopo i due anni non si può mancare l'appuntamento con la storia.

Che dire? E' andata di lusso. Ogni tanto ci capita. Bravo Piranha.

100% Affidabile

Cosmic Mummy mi ha fregiata di questo premio, e io non posso che sentirmi grata, un po' in imbarazzo, e anche felice.
Sono andata a leggermi il regolamento di quest'iniziativa, e ho trovato l'idea di questa sorta di catena di Sant'Antonio, per dirla come Cosmic, davvero carina. Certo scegliere non sarà facile, anche perché comunque sia non seguo un numero eccessivo di blog...ma dovrò fare una selezione. Ci ho pensato su parecchio...poi sono stata sopresa dall'impegno spannolinamento(ho vissuto in bagno per tre giorni, poi ne scriverò) e dalle vacanze(finita la chemioterapia, finalmente!), ed eccomi con quasi un mese di ritardo a riprendere le fila di quest'iniziativa.
Dunque, perché ho deciso di scrivere questo blog? Avevo motivato la mia scelta già nel primo post, ma sintetizzo: la gravidanza mi ha messo di fronte a una nuova me...non mi sentivo più solo donna e compagna ma anche mamma...non ero certa di essere pronta, e di riuscire a far spazio a questa terza, esigente, importante, massiccia e prepotente parte di me. Tutt'ora non sono ben certa di aver trovato quest'equilibrio. Il blog mi aiuta a riordinare i pensieri, a fissare i ricordi, a occupare il tempo(poco)libero che ho.

E adesso, rullino i tamburi...

"Dichiaro che i blog seguenti da me scelti rispettano le 5 regole del Premio "Il Blog Affidabile"  disponibili a questa pagina http://www.gliaffidabili.it/a/altro/il-premio-il-blog-affidabile . Sono pertanto una risorsa utile per gli utenti della Rete e meritevoli di essere conosciuti da un pubblico più ampio".

http://pisaendlove.blogspot.it/

http://cosmicmummy.blogspot.it/

http://qualcosastacambiando.blogspot.it/

http://www.volevofarelarockstar.com/

http://aspettandogiulia.blogspot.it/

Ho lasciato fuori tre o quattro deliziosi blog che però sono conosciutissimi. E ho ripremiato Cosmic, perché il suo è quello che leggo con più interesse. Mi sono concentrata sulla mia lista "mammosa", tralasciando blog di altro genere. Tra l'altro, è una lista, quella mammosa e quella non mammosa, che necessita di un aggiornamento.

Grazie ancora a Cosmic per avermi segnalata, mi spronerà a essere più presente d'ora in poi!

Due anni

In realtà, hai compiuto due anni lo scorso 29 maggio. Ma io non sono una persona puntuale. E inoltre ammetto che non sapevo bene come avrei festeggiato quest'evento, qui sul blog.
La cosa che mi ha colpito di più, bè...è quanto sei cambiato e quanto sei rimasto lo stesso, in 24 mesi. Può sembrare assurdo, ma è così.
Che sei cambiato, è più che ovvio. Lapalissiano, direi.
Sei cresciuto, sai correre e salire e scendere le scale, arrampicarti sulle sedie, dormire nelle posizioni che farebbero impallidire un maestro di yoga, tenti di fare le capriole.
Tieni in mano le cose, e le lanci(ma non si fa), disegni, manipoli, distruggi, ricrei, impili, metti in fila, spingi, tiri, pieghi, apri, chiudi, t'impicci, t'intrufoli, ti agiti.
Parli, non stop, mai. Dal risveglio all'addormentamento. Parole sensate, qualche verbo, vocaboli intraducibili al resto della popolazione mondiale. Ma anche quando non sai che dire parli lo stesso:sillabi, mugoli, borbotti, strilli, ridacchi, urli, sussurri, tossisci, russi(per finta). E a volte parli persino nel sonno.
Dormi. Morfeo ha infine vinto la battaglia. Dormi. Tutta la notte. E ti addormenti in solitaria nel lettino. Due coccole e via.
Però, e dico però, sei sempre lo stesso.
Abitudinario. Ogni aspetto della tua vita segue rituali precisi, dal risveglio alla pappa alla spremuta, dal gioco al bagnetto, alla nanna, agli orari. Tutto "va fatto così e cosà", e qualsiasi cosa nuova turba un pochino. Però, se la cosa nuova entra in vigore per pochi giorni di fila, diventa immediatamente abitudine, e guai a tornare indietro.
Socievole. Da solo proprio non giochi. La timidezza non sai cos'è. Bimbo, Bimba! E via, a corrergli incontro, sorrisone, un "Chiami?"(Come ti chiami, in italiano), seduti accanto e via. E se il bimbo ha un anno, due o dieci, non importa. Non vuole? Problemi suoi, tu insisti. E con gli adulti fai cabaret. Sorrisone, risolino, paroline tirate a caso, per raccontare all'adulto in questione la tua ultima avventura, e poi dici come ti chiami, e quanti anni hai, l'adulto puntualmente si scioglie e tu sorridi angelico. Il nostro macellaio M. si scioglie ogni volta che ti vede. "Mizio! Ciccia buona!" Lo saluti ogni volta. Abile politico, sei.
Attivo e vispo. Mai stato uno di quei bimbi che se ne stanno seduti quieti, o ancor prima, buoni nella carrozzina e nella sdraietta col loro giochino. mai stato, mai lo sarai.

Ti aspettano ancora tante cose, nella tua vita.

Io e il tuo babbo possiamo solo augurarti, come faremo a ogni tuo compleanno, di avere una vita lunga, sana, piena di gioie e di soddisfazioni. Ti auguriamo di essere sempre in pace con te stesso, appagato, e felice, per quanto la vita ce lo permetta. Ti auguriamo di trovare la tua strada, e di seguirla con sicurezza e convinzione fino in fondo. E ti diciamo che quando arriveranno le noie, le seccature, le prove e i dolori che purtroppo la vita inevitabilmente mette davanti a tutti, allora questi ti renderanno più forte, pi resistente, più consapevole di te e del tuo valore.

Ti assicuriamo che il nostro amore sarà una costante, nella tua vita, e non ti mancherà mai, nemmeno quando arriverai ai quindici anni e vorresti invece che sparissimo e ti lasciassimo in pace. Nemmeno adesso che entri nei terrible two years e i capricci si sprecano.

E permettici, nell'immediato, di augurarti, e di augurare anche a noi, che tu impari presto a usare il vasino.

L'onore e l'onere

Si fa presto a parlare di compiti del genitore.
Con il Piranha quasi dueenne ai compiti prettamente "Pratici" vanno sempre più affiancandosi ed affermandosi quelli "Astratti".
Quelli Pratici riguardano ovviamente tutto quello che è cura e igiene della persona, a partire dal pannolino passando per il naso colante, il neonatale rigurgito schifoso, le mani sporche da tocco tutto e metto in bocca per finire al bagnetto, e ultimamente al lavaggio denti e alla cura della chioma. Poi ovviamente il problema di approviggionamento alimentare, che include i mille e uno stratagemma(puntualmente falliti tutti) per fargli assaggiare cibi nuovi, specie verdure e frutta, e i paletti da mettere su quello che ancora non può(o comunque preferisco che non)mangiare. La nanna, e l'abbigliamento.
Cose Pratiche, appunto. Fin qui, più o meno, è tutto semplice. A parte qualche piccola effrazione nonnesca(tipo porzioni alimentari o biscotti fuori pasto) sulle quali si può agilmente chiudere un occhio, la faccenda è relativamente semplice. A volte si scala un Everest di capriccio, o altre volte si affrontano tanfi nauseabondi con coraggio dantesco, ma vabbè.

Sono le cose Astratte che mettono in crisi i genitori. Cose tipo:Educazione, Regole, Valori, Principi, Indipendenza. Con tutto il corollario fatto di "Sì" e "No" e insegnamenti morali, indottrinamenti più o meno velati e più o meno volontari, questo sì e questo no, oddio farò bene, faremo male, quale sarà la cosa migliore?

Anzitutto devo confessare che sono fiera di me e della Metà-della-Mela, sotto questo punto di vista. Complice la sua presenza fissa in casa da un anno a questa parte, vista la mutua, va a finire che l'educazione e la crescita del Piranha lo vedono molto coinvolto. Ma non solo. Fino ad adesso, ci siamo trovati d'accordo, in linea di massima, sui No e sui Sì, e non è mai, e dico MAI, capitato che un mio No fosse da lui trasformato in Sì e viceversa. Magari qualcosa da lui fatto o non fatto, detto o non detto, non mi è piaciuto, o viceversa, ma ne abbiamo parlato tra di noi in privata sede. Una sede che una volta, complice la presenza del letto matrimoniale, era destinata a ben altro uso, e che adesso invece viene utilizzata per discussioni di alta pedagogia. E vabbè. Fin qui i compiti, Pratici e Astratti, son stati equamente divisi(allattamento al seno a parte, ça va sans dire), ed è una cosa che mi soddisfa parecchio. Il Piranha è molto appiccicoso con me, ma si trova davanti due persone egualmente capaci di farlo giocare o di sgridarlo o di porre paletti. Non c'è un genitore ludico e uno severo, uno a cui guardare per le coccole e uno per l'autorità. Almeno fin qui, allo sbocciare dell'era dei capricci.

Quel che mi ha attratta del tema di questo mese, sono state due parole: indipendenza e responsabilità.
L'indipendenza del Piranha si fa ogni giorno più manifesta. Qualsiasi gesto o incarico, sia o meno alla sua portata, vuole essere svolto in autonomia. Lavarsi i denti, pettinarsi, salire le scale,dar la pappa al gatto, trasportare la sedia fino al lavandino per potersi lavare, macinare il caffè, aprire e chiudere la porta etc. Ciò però da' adito a capricci, perché naturalmente questo afflato d'indipendenza si traduce in un: Faccio come mi pare. Ovviamente non è possibile.
Secondo me, il compito del genitore sta nell'incoraggiare il più possibile autonomia e indipendenza pur mettendo, allo stesso tempo, pochi paletti flessibili e una certa quantità di muri inamovibili, in modo che quest'indipendenza abbia un limite, che si capisca che la propria persona finisce dove inizia qualcos'altro, che adesso è l'autorità di mamma e babbo ma dopo sarà il rispetto per l'altra persona e per le regole del vivere civile. Perciò, cerco di avere rispetto della sua personalità e delle sue decisioni: per questo, per esempio, non lo costringo a mangiare. Certo, le verdure fanno bene, e continuo a cercare modi alternativi al passato di verdura per fargliele mangiare, ma non mi sento di instaurare una regola che dichiara: si mangia un cucchiaio di tutto per forza; chi sono io per non rispettare quella piccola persona in divenire che è mio figlio? Va da sé, tutto però si assaggia, almeno. Altrimenti, per punto preso, è un capriccio e basta.
Per questo, lo incoraggio a finire i compiti che si è accollato anche quando magari a metà si stufa o si stanca, e mi sorride e dice "Mamma", come a dire:"Finisci tu". Esempio tipo? Mangiare con la forchetta. L'ha voluta alla disperazione, ma a metà pasto si scoccia e vorrebbe tornare a essere imboccato, il pigrone. O a mangiare con le mani. E invece nada, finisci la carne con la forchetta da solo.
Ovviamente non son tutte rose e fiori, e nonostante i buoni propositi, capita che mi arrabbi, che perda la pazienza, che conceda uno strappo a una regola, che alzi la voce o sbagli o discuta qualche minuto con la Metà-della-Mela vicino al Piranha, ahimè. Anzi, probabilmente molte delle regole che cerco di dare sembreranno sbagliate ad altri genitori, e magari lo sono, sono umana e fallibile come tutti. Ma me ne prendo la responsabilità.

Responsabilità, appunto. Quali sono le responsabilità dei genitori? Avere cura dei figli, ovvio. Ma quella che fa più paura è la responsabilità di avere per le mani persone in potenza, in attesa. Hanno già una loro personalità, ma buona parte del loro valore futuro, etico, sociale, caratteriale, concreto, scaturirà da come noi avremo impostato la loro crescita. Buona parte, non tutto. Non tutto ciò che di positivo e di negativo ha una persona deriva dalla sua educazione, per me. Ma è comunque un bel peso. Per questo ci si chiede di continuo se stiamo agendo bene o meno. Ci si consulta con i nostri, di genitori, o tra amiche, o in rete, sui blog per mamme, sui siti riguardo ai bambini, si cercano manuali, si comprano libri, si ascoltano le storie degli altri e ci si sforza di pensare alla questione da ogni aspetto, logico, razionale, emotivo, sensoriale, che spesso poi non vanno d'accordo tra loro. La cosa fantastica e terrificante allo stesso tempo è che non esiste un vero e proprio metodo univoco per tutti. Al di là di qualche cosa di buon senso(del tipo, non insegnare i mille e un modo per assassinare una persona o frodare il fisco), il resto è tutta improvvisazione personale. Bel casino.

Si ha l'onore e il privilegio, e il fardello, di assistere alla crescita di una persona. Un individuo staccato da noi ma dipendente da noi in molte cose. Prima molto fisicamente e meno emotivamente, poi la proporzione cambia e s'inverte. Noi siamo l'autorità e l'esempio. Della serie, levati le dita dal naso che il Piranha ti guarda.
Sotto questo punto di vista, forse, sono loro che educano noi, perché - spero - ci spronano ad essere migliori, nelle piccole e grandi cose, perché lo sappiamo che ci guardano, ci ascoltano, e ripetono, e imitano.
E' una gran bella sensazione di appagamento quando lo vedi andare incontro fiducioso agli altri bambini, socievole e allegro. Pensi, lo avrà appreso da noi, glielo avremo insegnato noi, trasmesso noi, mostrato noi.
E quindi vogliamo essere ancora migliori. Essere un buon esempio, perché lui abbia solo valori positivi da assorbire.
Cresciamo con lui. Miglioriamo per lui.

Favoloso.

Questo post partecipa al Blogstorming.

Scambio d'identità

Cioè, ma ancora? E' da quando aveva pochi mesi in carrozzina che lo scambiano per una bambina.
"Ma che bella bambina!" Facevano vecchiette e passanti.
"Grazie, è un maschietto..." Ribattevo io sorridendo.
"Proprio bella questa bambina!" Perseveravano.
"Grazie ma, ehm...è un maschio." Cercavo di chiarire con tatto.
"E come si chiama quest'amore di bambina?" Chiedevano imperterrite e impenitenti.
"*******." Col tono di "Ah! E adesso?"
"Allora è un maschietto!" Stupore massimo.
"Già." Sto cercando di dirvelo da un'ora.
"No, è che è così bello che sembra una femminuccia..." Ma perché, i maschi son tutti degli scorfani? E poi, se ha la copertina e le lenzuolina celesti...intendiamoci, non che io sia per l'azzurro a ogni costo, anzi. Ho sempre cercato di limitare il blu e l'azzurro nel suo guardaroba, ardua impresa, tra l'altro. Quando è nato avevo portato con me tre completi, uno bianco, uno verde mela e uno giallo pastello. Tiè. Però è anche vero che i neonati non si distinguono. Se vestite un lattante di bianco e lo piazzate in mezzo a una piazza, avrete dieci persone che credono sia maschio e altrettante che sia femmina. per cui cercavo magari di mettergli qualcosa di tradizionalmente maschile, tipo lenzuola bordate di celeste, oppure calzini blu e azzurri senza trine, o anche, ogni tanto, tutine blu o azzurre.

Passano i mesi, e adesso il Piranha sta per compiere due anni. Cioè, adesso si distingue. O no?
"Guglielmo, fa' passare la bimba, vedi che vuol salire sullo scivolo?"
"Che bella bambina! E quanti anni fai carina?"
"Desiderata, lascia giocare la bambina!"
"Che belle guanciotte che ha questa bambina!"
"Augusta, guarda, c'è una bambina come te! Vai a giocare con lei!"
"Gennarino, no! Lascia giocare anche la bimba!"
"E come si chiama questa bimba così carina?"
Al che, ovviamente, tutti si zittiscono e poi escono nella solita frase.
"Ah, scusi, ma sa...è così bello che sembra una bambina."
Va bene, grazie del complimento, son contenta che lo crediate un bel bambino...ma che diamine vuol dire? Le femmine son tutte angioletti divini e deliziosi, e i maschietti invece son dei rospi in attesa del bacio? Che poi, dico, magari chi esce in questa frase dai misteriosi significati, spesso ha a sua volta un figlio maschio che sta giocando a due passi da noi. Allora il tuo è un mostriciattolo? Che cavolo vuol dire!

Che poi, a parte che adesso si distinguono, anche in viso, secondo me...ma sia pure. Il fatto è che a 23 mesi l'abbigliamento non lascia più spazio agli equivoci, come poteva succedere da neonati. A quest'età, gli indumenti son già nettamente distinti. Con mio grande rammarico, è difficilissimo trovare pantaloni o felpe o magliette stile tuta da ginnastica che non siano blu-grigie (Tristissime!!!! Abolitele! facciamo un referendum?)o al massimo verdi. Le magliette o le felpe hanno quasi tutte stampe stile college inglesi, con scritte e finti stemmi. I pantaloni spesso hanno bande laterali come le vere tute da ginnastica. Sono praticamente banditi altri colori, con l'eccezione del rosso(ma spesso associato al grigio o al blu). Fanno eccezione solo le t-shirt: l'anno scorso, per il suo compleanno ci hanno riempito, e ce n'erano di gialle, arancioni, rosse, azzurre, verdi...
Il punto è:quale genitore vestirebbe la propria bambina con jeans classici blu senza neanche un orlo o una gala, scarpe da ginnastica anonime marroni, e una classica felpa stile college con cappuccio blu e grigia, magari col suo giacchetto di pelle sopra? Ho notato che per fortuna ci sono bambine vestite in jeans e maglia, ma anche qui non si è resistito ad avere magari sulle scarpe da ginnastica nere un piccolo strass o un fiocchetto, o una banda rosa pastello sul lato dei jeans, o una stampa floreale chiara sulla maglietta grigia...insomma, la femminilità salta sempre fuori. E perciò, tornando a monte, non distingui? Per carità, è un equivoco da poco, che fa sorridere, però mi fa ugualmente pensare.Visto che per recuperare maglie diverse da quelle stile college(ho trovato a un banco del mercato che vende merce a stock una maglietta primaverile verde bosco con una stampa di alberi, e ho ballato la Waka-waka lì seduta stante.)o tute che non siano blu o grigie(Evviva Decathlon! Lì ho trovato il verde acceso della sua infanzia!), mi fa sorridere che nonostante tutto lo scambino per una femmina, e solo perché ha un bel viso.

Passioni


Buona Pasqua. Speriamo che Pasquetta domani preveda un tempo e un clima più miti.
Colgo l'occasione di questa serata tranquilla per mettere per iscritto una riflessione che mi ha colto qualche giorno fa.

Come tutti, anche io ho i miei hobby, passatempi, e grandi passioni.
Amo svisceratamente leggere, per lo più libri fantasy o di fantascienza. Leggo anche fumetti, per lo più manga ma anche americani o italiani, e di svariati generi.
L'altro giorno(tipica espressione locale per indicare un periodo di tempo compreso tra l'altro ieri e due secoli fa)sono stata alla mia fumetteria di fiducia, e siccome non ero di fretta ed ero sia husband-free che child-free, mi son dilungata in chiacchiere col proprietario. Ed è scappata la battuta circa una certa serie a fumetti mooolto lunga. E ci siamo detti:"Di questo passo farà prima il Piranha a imparare a leggere che l'autore a terminarla".
Poi, sola, in auto, ci ho ripensato.
Chi ha detto che il Piranha sarà un avido lettore come me? Che gli piaceranno nel caso i fumetti che leggo io?
Chi ha deciso che vorrà vedere al cinema ogni film fantasy o di fantascienza?
Che sarà appassionato di moto come La-Metà-della-Mela, o che da grande leggerà Harry Potter e il Signore degli Anelli, ascolterà musica celtica, verrà con me al Lucca Comics, sarà un devoto di giochi di strategia e di simulazione?
O che sarà un fanatico dell'informatica come il nonno, o un brillante e dedito cuoco come la nonna?

Mi chiedo, quanto delle nostre passioni ci viene trasmesso geneticamente, o per osmosi nell'ambiente familiare? Mio padre divora libri e fumetti come un coniglio le carote. A mia mamma piace parecchio, ma lei predilige gialli. Quando ho imparato a leggere a cinque anni avevo già un fratello di dodici che andava a scuola, studiava e leggeva leggeva e leggeva. Era ovvio che sarei diventata pure io un'appassionata o è una questione anche di indole, di predisposizione genetica?

Oppure ai figli si fa il lavaggio del cervello? Qualche sera fa, ho messo un cd in salotto, ed era la colonna sonora de Il Ritorno del Re. Scherzando, ho scritto su FB che i bambini vanno plasmati fin da piccoli. Ma quanto questo è uno scherzo?

Certo, mi commuovo già all'idea di condividere con il Piranha le cose che amo di più. M'immagino già, tra qualche anno, leggere assieme un libro, oppure parlare del medesimo titolo. Andare assieme al cinema godendoci alla pari lo stesso film. Giocare vicini sul divano all'ultimo videogame della saga di Final fantasy. Scambiarci i fumetti, e poi salutarlo perché se ne va al Motorshow col suo babbo.
Ma non voglio legarlo. Non voglio modellarlo. Se dovesse adorare il punk, anche se io lo detesto, andrebbe bene. Se preferisse giocare a scacchi, o a carte, o andare sullo skateboard, o imparare la meditazione orientale, mi andrebbe bene comunque. Mi ferirebbe molto non condividere con lui il mio amore per la lettura, anche perché penso che sia oggettivamente una gran perdita personale, non amare i libri. Però andrebbe benissimo lo stesso.
Ma come fare? Posso incoraggiarlo a provare cose diverse e variegate, ma allo stesso tempo in casa nostra, con una certa musica di sottofondo, una schiera infinita di tomi sulla libreria, la spada medievale appesa al caminetto, le visite a tutta una serie di sagre e feste a tema, gli argomenti di conversazione di un certo tipo tra me e La-Metà-della-Mela...bè, è difficile non assorbire. O no? Dopotutto, quando si tratta di principi educativi e valori morali, ho sempre saputo, sentito dire, e anche sostenuto, che quel che conta di più, che forma di più, è l'esempio della propria famiglia.
Quindi?
Quale è la proporzione tra inclinazioni naturali e instradamenti più o meno consapevoli?
Se ci penso inizio a sentirmi un po' di pressione addosso.