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Sport

Nella giornata conclusiva dei Giochi, una riflessione mi assale.
Vediamo atleti cimentarsi comunque ad altissimo livello in una miriade di discipline. Anche quello arrivato ultimo, è magari il numero trenta del mondo, per logica, e considerando che siamo miliardi, su questo sassetto blu, non è poi male no?
Ma da bambini?
Diversi sport prevedono che si inizi a praticare la disciplina fin da piccoli. E come è noto, il nostro giudizio non è mica così affinato da permetterci di scegliere con saggezza una disciplina sportiva, a 4, 5 o 6 anni.
Per saggezza intendo che fare sport deve anzitutto divertire(mi sono sentita così triste quando ho sentito Schwazer confessare che andare ad allenarsi era per lui una tortura)ma bisognerebbe anche scegliere qualcosa per cui si è un minimo portati, perché secondo me è frustrante allenarsi molto senza ottenere mai un risultato. Non intendo la medaglia olimpica, ma anche una piccola soddisfazione in una piccola garetta provinciale, per dire.
Chiarito questo...quanto contano allora le pressioni dei genitori? Perché, scusate, ma io sono scettica quando mi dicono che Tizia O Caio han sempre voluto fare la ballerina, la pattinatrice, il tuffatore, il centometrista fin da quando andavano all'asilo. Penso che se una bimba di tre anni vuole il tutù lo chiede in astratto, non si rende davvero conto di quel che significhi fare la ballerina, no? Penso che sia vero in rarissimi casi.
Così mi sono chiesta fin dove sia giusto spingere e spronare, indirizzare e incanalare...e fin dove desidero io farlo con il mio Piranha.
Ad esempio, io detesto il calcio, soprattutto quello giocato a livello locale. Lo trovo piuttosto insalubre come ambiente. Ho visto genitori istigare i figli al fallo cruento e rivolgere all'arbitro un rosario di insulti che nemmeno al porto a Livorno. Anche se io e la Metà-della-Mela mantenessimo un contegno decoroso a bordo campo, l'atmosfera che il Piranha respirerebbe è piuttosto marcia. No, grazie. Ma se il Piranha desiderasse far calcio? Ho il diritto di negarglielo a priori? E se magari fosse bravo? Come possiamo saperlo senza fargli provare?
Quindi? Dove si trova il punto di equilibrio?
Inoltre, un po' di sport fa senz'altro bene, a livello fisico. Ma io per esempio sono contraria a infarcire di impegni l'agenza quotidiana di mio figlio. Finché sei bambino fai il bambino. Già avrà la scuola a tempo pieno e i compiti. Fino a che punto sono disposta a consentirgli, se lo desidera, di seguire allenamenti e gare a scapito delle corse nel prato e dei tuffi al mare in estate? Sono all'antica?
Far fare uno sport ai propri figli...è un'espressione che sento spesso e mi mette tristezza. Non voglio far fare uno sport al Piranha, se lui non si diverte e non me lo chiede.Allo stesso tempo vorrei che scegliesse in un senso piuttosto che in un altro.
In più, guardando i Giochi, ovviamente pieni di talenti, mi chiedo quali sacrifici, quante ore, e quanto lavoro comporti, per loro, arrivare a questi livelli.
In Italia spesso comporta trasferimenti precoci in città con centri sportivi, e un futuro quasi certo in corpi militari o giù di lì. Francamente non so se sarei disposta a lasciare che il Piranha se ne andasse a 400 km di distanza a 15 o 16 anni. Ma, se davvero avesse talento, e desiderio di affermarsi, e ambizione, che diritto avrei io di fermarlo e trattenerlo?
Son tutti discorsi in astratto, e senz'altro il Piranha sarà un comune bambino che giocherà a pallavolo o pallacanestro nella squadretta del paese, o magari uno di quelli che cambierà disciplina ogni anno.
Ma questi giochi mi hanno riflettere. Sull'importanza di assecondare i propri figli ma anche di guidarli. Sulle pressioni dei genitori, sulle scelte effettive dei futuri medagliati, sul riversare le proprie aspirazioni frustrate sulla propria prole. Sui sacrifici delle famiglie, e sul valore della normalità, dell'essere nella media, di avere una quotidianità comune.


Relazioni sociali al mare

Qualche giorno fa, in spiaggia, si è verificata una situazione che mi ha fatto ripensare a questo post di BABBOnline. Spiego.

Da diversi giorni il Piranha, complice l'assenza mattutina in spiaggia del nostro migliore amico Dardo, ha fatto amicizia con una bimba che ha pressappoco la sua stessa età, una delizia col codino sulla testa che non è indigena, come noi e Dardo, ma arriva dall'entroterra, cioè è Straniera.
Il Piranha e la Straniera passano la maggior parte del tempo a bisticciarsi l'un l'altro i giochi da spiaggia(il secchiello del vicino è sempre il migliore), a giocare con le onde sulla battigia, a sedersi vicini vicini(lui)e a dire che No no non vojio(lei). La mamma della Straniera è una donna piuttosto simpatica e decisamente energica, dato che ha partorito la sorellina della Straniera circa un mese e mezzo fa.
Come lo so? Qui sta il punto.
Il primo giorno ci siamo solo sorrise, scusandoci a vicenda quando la rispettiva prole s'intrometteva nei giochi altrui.
Il secondo giorno due parole di circostanza.
Il terzo, via alle danze. Pappe, sonno, spannolinamento, mare etc etc. Il tutto mentre i cuccioli ormai si riconoscevano e si puntavano col dito l'un l'altro all'arrivo al mare.

Ora, sabato scorso, in spiaggia, la Straniera non era accompagnata dalla mamma bensì dal babbo. E visto che c'era anche La-Metà-della-Mela, io mi son concessa mezz'ora di ozio sull'asciugamano, al sole. Ma li osservavo, naturalmente. Il Piranha e la Straniera giocavano tranquilli e sereni, ma i due babbi se ne stavano fianco a fianco e parlavano solo ognuno con il proprio erede legittimo, mai l'un con l'altro. E dire che La-Metà-della-Mela è un tipo socievole(è da lui più che da me che il Piranha ha appreso a essere così aperto, solare e socievole).

Più tardi, la mamma della Straniera con tanto di neonata ci ha raggiunti. Io e lei abbiamo immediatamente attaccato a chiacchierare. E abbiamo anche preso in mano le redini della situazione, ovvero, gestito la figliolanza più grande in modo che continuasse a giocare assieme. O almeno ci abbiamo provato, per un po'. Non so, come mai?
Certo, è questione di carattere. Devo ammettere che La-Metà-della-Mela è piuttosto attivo nella vita del Piranha e non si fa particolari problemi ad attaccare bottone...ma non con un mono genitore di sesso maschile presente. Altre mamme, o genitori in coppia, gruppi...o se sono presente anche io.
Magari è stato un caso, forse semplicemente l'altro babbo è un tipo riservato.

O forse i babbi hanno meno da dire? La-Metà-della-Mela, ripeto, complice anche la lunga assenza da lavoro per malattia, è piuttosto presente; non si è mai tirato indietro quando si tratta di pannolino o bagnetto(bè, adesso doccia)o di portarlo fuori al mare o al parco giochi...ma magari l'altro uomo sa meno sulla propria bimba, perché tende ad occuparsene meno?
Per le mamme invece credo sia normale scambiarsi opinioni e consigli su cosa dare o non dare da mangiare, sui metodi di svezzamento, di spannolinamento, sulle tecniche per la notte, discutere dei pediatri che non si fanno trovare, delle abitudini da dare ai figli, e poi da un discorso snocciolarne un altro, e passare poi dai bimbi a noi, e parlare di parto, gravidanza, doglie, capoparto, e mestruazioni, e poi i capelli che cadono e le unghie che si sfaldano, e prova questo balsamo, e tu questo rimedio omeopatico, e poi...ciao, ci vediamo domattina in spiaggia. Certo ripeto, il carattere della singola persona, babbo o mamma, maschio o femmina, ventenne o quarantenne, influisce parecchio. E io apprezzo proprio in circostanze la fortuna di avere accanto la Metà-della-Mela che non ha quell'espressione mista di panico e imbarazzo quando è da solo alle prese con il Piranha.

Non è che davvero c'è ancora una certa riluttanza, da parte della categoria maschile, a vivere pienamente, come un arricchimento senza fine, la loro condizione di padre e padre presente, collaborativo, partecipante, che ha un ruolo paritario nell'accudimento e nell'educazione della prole?
Voglio credere di no.
Certo, mentre conosco i corsi pre-parto e pro-allattamento che, oltre indubbiamente a formare su argomenti indiscutibilmente e biologicamente esclusivamente femminili, creano gruppi di mamme che si conoscono almeno di vista per aver condiviso la classe(ho conosciuto così la mamma di Dardo), non sono a conoscenza di gruppi di padri organizzati. E invece leggo sempre sul post di BABBOnline qualcuno che scrive che in Svezia i pappagrupper sono incentivati sin dall'ospedale, e fanno gruppo e partono tutti insieme col passeggino alla volta del parco.

Un'altra visione, decisamente.

Racconti


C'era una volta...
no, non parlo di fiabe o di racconti di guerra.
Parlo di quando amiche o conoscenti, incinta ma anche non, ti domandano: Ma com'è partorire?
Non so voi, ma io non so mai che rispondere.
Glissare? Oh, sì, fa un po' male ma passa tutto...vuoi un'altra tazza di tè?
Mentire? Una passeggiata, prima di accorgertene hai il bimbo tra le braccia e tutto è meraviglioso...ti va una tazza di tè?
Mentire con stile? Doloroso sì, ma nulla più di qualsiasi altro doloretto che hai nella vita, tipo nausea, o una bella gastroenterite...ti ho già offerto una tazza di tè?
Dire tutta la verità. Parliamone.
Ho sempre la sensazione che, ogni volta che racconto la mia esperienza di parto e sono crudemente onesta e sincera con la mia interlocutrice, ecco che le possibilità che quella persona pensi di procreare si riducono al minimo. Se è già incinta probabilmente si farà di Valium alla prima doglia. E il mio sinceramente è stato un parto abbastanza rapido e privo di complicazioni.
Eppure, davvero, che dire? In fondo non è che vado in giro gratuitamente a spargere il verbo. No, è un racconto solo ed esclusivamente su richiesta. All'inizio mi tengo vaga, ma poi fanno domande, incalzano, vogliono i dettagli più orridi anche se le vedo sbiancare e impallidire.
Ho sempre detestato, quando ero incinta, quelle che, lo chiedessi o meno, ti propinavano le loro esperienze splatter di parto. E adesso mi ci ritrovo io, e nemmeno lo voglio.
Il punto che sfugge è che, per la mia esperienza, unica ed irripetibile, sì, fa male. Tanto. Un male cane, se vogliamo dirla. Ma è anche un dolore accettabile, e svanisce davvero tutto in un attimo appena il bambino ha abbandonato la nave. E non perché l'amore materno ti riempie talmente che dimentichi e non pensi. Sì, due secondi dopo. ma sul momento, è solo fisiologico. Perché il dolore non è quello di una ferita o di una malattia, non ha strascichi, serve solo a quello, all'espulsione, e una volta che il carico è fuori bordo basta, fine. E anche il dopo, la parte medica, i punti e quant'altro...vabbè, non è la fine del mondo, andiamo.
Cioè, ve la siete andata a cercare no? Avete voluto il bimbo, spero, e lo sapevate a monte. E adesso perché cavolo dovete terrorizzarvi da sole richiedendo nel dettaglio la sensazione dei punti in caso di episiotomia o di quando ti controllano internamente per verificare che tutta la placenta sia fuori?
Insomma, bevetevi quella dannata tazza di tè, e non ci pensate!

Dicono

La gravidanza è terreno fertile per le dicerie, le leggende metropolitane e i racconti horror-splatter.
Un esempio?
Adesso che sono a 40+3(ma chi ca**o ci aveva insegnato che una gravidanza dura NOVE mesi??)tutti giurano che quando venerdì "farà la luna" sarà il momento giusto.
Ora, senza voler offendere nessuno, la metà scientifica e razionale della mia mente si trova d'accordo con il commento a riguardo proferito dal futuro nonno A(mio babbo), che domenica ha sentenziato:
"Sì, certo. Infatti quando non è luna piena nel mondo non nascono bambini. Ma fammi il piacere." Ma no babbo, è che ne nascono di più, è vero sai, quando partorì la L. aveva "fatto la luna"e la nursery era piena...
L'altra metà della mia mente ci crede disperatamente: se la luna influenza le maree, la semina, il travaso del vino nei tini e anche gli innamoramenti, potrebbe influenzare anche questo Fagiolo, affinché decida di premere il pulsante per l'espulsione automatica.

Altro esempio?
Dicono che la panciona poi manca. Ora, ve lo saprò dire. Non ho prove conclusive ed esaustive a riguardo, essendo ancora dotata di questo invidiabile optional. Ma io penso che ciò che manca è l'indipendenza. Mi spiego. La pancia è in realtà lesiva della propria indipendenza:impaccia, ti impedisce di metterti le tue canottiere e magliette preferite, la mandi a sbattere nella doccia e in ogni angolo finché non ci fai l'abitudine, è un lasciapassare per chiunque si senta in diritto di toccarla/toccarti come se fosse sconnessa da te, fa apparire minuscole le Amiche di Maria anche se in realtà hai fatto due taglie e ti senti prosperosa come la Bellucci(in compenso sfina le braccia, i glutei e le gambe con annesse caviglie-pandoro).
Ma, e qui sta il nocciolo, dal punto di vista del Fagiolo è accessorio multiuso multifunzione indispensabile e perfetto.
Ti permette di portarti appresso il Fagiolo senza nessun ausilio meccanico, ingombrante e costoso.
Ti consente di nutrirlo senza dover diventare una centrale del latte e senza(in tempi più futuri)dover ridecorare le pareti della cucina a ogni pasto.
Ti consente di tenerlo pulito senza cattivi odori, senza costi di pannolini, senza creme e olii e senza rischiare di affogarlo nella vasca(ebbene sì, sono ancora un po' in ansia).
Ti permette di sopperire a ogni suo bisogno senza dover decifrare il suo codice di piagnisteo. Vi pare poco? Continuo a chiedermi cosa succederà la prima volta che si metterà a piangere in quella stanza d'ospedale dove saremo soli, io e Lui. Avrà fame, sonno, paura, caldo, freddo, male? Ci daranno un manuale appena usciti dalla sala parto?
Sì, forse dopotutto mi mancherà la pancia...